Web e social: opportunità e pericoli della “nuova jungla digitale” per i giovani e la società.


Oggi Internet e i social come Facebook, Instagram e Tik Tok hanno completamente rivoluzionato il mondo della comunicazione e il modo di relazionarsi e socializzare con il prossimo, in particolare per i giovani.


Se da una parte questo ha portato indiscutibili benefici per mantenere legami e rapporti con le persone, offerto opportunità di esprimersi e anche nuove opportunità di lavoro, rappresenta anche una grave minaccia per lo sviluppo, l’equilibrio e la salute mentale dei ragazzi che si avvicinano all’utilizzo di questi strumenti spesso già dall’età di 10/12 anni e può influire negativamente sul loro percorso di crescita personale e di formazione scolastica.


In quella che era già un'epoca di profondi cambiamenti con il deciso declino dell’umanesimo a favore dell’affermazione dei valori della tecnica, dell’economia, della competitività estremizzata e non ultimo con l’arrivo della pandemia che ha stravolto la formazione scolastica e la vita sociale il rischio concreto è quello di trovarsi di fronte ad un’intera generazione più ansiosa, fragile e depressa.


La logica dei social Per avere un’idea almeno basilare delle potenzialità e delle minacce di questi strumenti è importante conoscere i meccanismi e gli obiettivi su cui si basano le leve psicologiche che vengono sfruttate.

L’evoluzione delle tecnologie informatiche, infatti, è giunta a poter generare algoritmi sempre più complessi che raccolgono enormi quantità di dati e tramite meccanismi di “prove e analisi risultati” sono in grado di selezionare i cambiamenti efficaci e di conseguenza auto-apprendere e auto-migliorare sempre di più la loro capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati.


Tutti i social, infatti, tramite i “like” i “tag”, i commenti, le condivisioni e altre funzioni specifiche, sfruttano il bisogno ancestrale di ogni essere umano di mostrarsi, sentirsi parte di un gruppo e ottenere apprezzamento, approvazione e riconoscimento sociale per accrescere artificialmente il livello di autostima che normalmente si otteneva attraverso un processo di crescita e con il raggiungimento di obiettivi di vita reali.

La stimolazione continua del meccanismo del piacere tramite la produzione di dopamina a lungo andare crea delle vere e proprie dipendenze, portando tantissimi giovani a cadere in stati di ansia e depressione con un aumento del triplo dei suicidi e autolesionismo negli ultimi 10 anni.


Questi algoritmi non sono programmati per soddisfare bisogni reali degli utenti e non perseguono affatto gli obiettivi della persona che gli utilizza, bensì mirano allo scopo di fidelizzare, “incollare allo schermo”, aumentare al massimo il tempo di utilizzo per profilare le persone al fine di creare e poi vendere enormi quantità di dati.


Vengono così costituiti immensi database di caratteristiche, abitudini e comportamenti in base a parametri come età, sesso, luogo di residenza, e vengono commercializzati come preziosissima materia prima indispensabile per impostare campagne di marketing, ma anche campagne politiche e campagne di orientamento dell’opinione pubblica decine di volte più efficaci di quelle tradizionali.

Strumenti del tutto nuovi e potentissimi Nella storia dell’uomo non è certo la prima volta che un’invenzione determina cambiamenti epocali; il treno, ad esempio, dalla fine del 1800 ha completamente rivoluzionato i trasporti, ha accorciato i tempi dei viaggi dell’80%, permesso a merci e persone di viaggiare ed è stato veicolo di emancipazione sociale, di cultura, di sviluppo economico.


Nessuna invenzione però nella storia si è mai sviluppata tanto in fretta quanto il computer, che dagli anni ‘50 ad ora e soprattutto negli ultimi 30 anni con l’avvento di internet, dei motori di ricerca, dei social e dell’intelligenza artificiale, ha avuto uno sviluppo tecnologico esponenziale e vertiginoso.


Soprattutto ci troviamo di fronte a qualcosa di tipo totalmente nuovo, che potrebbe essere ricondotto a “psicologia della persuasione applicata alla tecnologia” e che genera dispositivi di dipendenza e manipolazione potentissimi e dalle potenzialità imprevedibili.


Questo ha fatto sì che il mondo della politica e della cultura non abbia avuto il tempo di comprendere le implicazioni sulla vita delle persone, sulla società e sugli Stati e reagire regolamentando per tempo e sufficientemente l’utilizzo delle tecnologie informatiche.


Di conseguenza interi ambiti della vita pubblica sono di fatto sotto il controllo di enormi multinazionali che orientano le loro scelte solo sulle leggi del mercato e dell’economia senza porsi implicazioni etiche riguardo agli effetti delle loro azioni sugli utenti e sulla vita pubblica, ma orientate solo su un modello economico spietato di massimizzazione dei profitti e accumulo di immensi capitali.



Gli effetti sulla società Gli effetti di tutto questo non ricadono solo sui minori, ma anche sugli adulti e su tutta la società.

La funzionalità per cui ad ogni utente viene mostrato un diverso “feed” o diversi risultati sui motori di ricerca in base alla sua profilazione per gusti, età, luogo, orientamento politico, fa sì che nel tempo le persone vengano a trovarsi in una sorta “di bolla” informativa/culturale per cui l’accesso a informazioni di un certo tipo è sempre più favorito rispetto ad altre con l’effetto di ridurre la capacità di essere obiettivi e di radicalizzare le convinzioni. Ne deriva una società sempre più polarizzata, in cui aumenta l’incomunicabilità e l’animosità verso l’altra parte e dove è sempre più difficile instaurare un dialogo e concordare azioni nell’interesse comune.

A questo si aggiunge la pratica della “disinformazione a scopo di lucro”, una vera e propria economia delle “fake news” che produce e diffonde notizie distorte o totalmente false allo scopo di diffamare, distogliere, ma anche semplicemente per convogliare più traffico perché una notizia falsa attentamente costruita per essere curiosa, interessante o avere un forte impatto emotivo è molto più efficace di una notizia vera al fine di ottenere un click.

Gli algoritmi, infatti, per quanto evoluti, non sono tuttora in grado di discernere tra le versioni di notizie vere e quelle false, ma semplicemente usano ciò che funziona di più per il raggiungimento dei propri obiettivi di business.


La risposta deve essere normare, limitare, tassare e informare. Siamo ormai nel pieno dell’era del digitale e non è certo possibile tornare indietro. La minaccia non è la tecnologia, ma piuttosto, com’è sempre stato, la sua capacità di tirare fuori il meglio e il peggio di noi stessi, e in questo caso purtroppo anche di amplificarlo enormemente. La nostra unica difesa può essere quindi la crescita culturale e morale dell’uomo e della società. Dobbiamo diventare persone migliori aumentando la nostra conoscenza, consapevolezza e disponibilità all’ascolto e al dialogo e favorendo l’emanazione di leggi che regolamentino questi nuovi strumenti digitali e li riconducano a obiettivi di benessere della persona umana.

Sono necessarie norme internazionali che limitino l’immenso potere delle multinazionali e riportino le scelte importanti per la vita della gente sotto il controllo delle istituzioni democratiche e servono norme specifiche a tutela dei minori, dei consumatori e degli utenti in generale.

La grande quantità di profitti che vengono prodotti devono essere adeguatamente tassati per produrre effetti positivi sulle comunità, nell’ottica di un aumento dei servizi sanitari, di istruzione e di una riconversione industriale ecologica e sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Quello che però possiamo e dobbiamo fare subito come cittadini è studiare e diffondere “il codice della strada” di questa nuova “jungla digitale”. I ragazzi, e nondimeno gli adulti, devono formarsi ed essere formati contestualmente all’evoluzione delle tecnologie al fine di saper maneggiare questi nuovi straordinari strumenti, comprenderne i pericoli, ma anche per saper cogliere le grandi opportunità che essi offrono.

Samuele Pesce Legambiente Pistoia Web designer e social media manager

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