Pranzo di Pasqua - sostenibilità ambientale, economica e sociale

La Pasqua è una delle solennità più importanti del cristianesimo: in questo giorno viene celebrata la resurrezione di Cristo. In Italia, però, è diventata una festa anche per i non credenti. Complice il buon umore generato dalla primavera, la domenica di Pasqua è una giornata che porta allegria e felicità fra le famiglie di tutta Italia.

Ma cosa c’è dietro alle scelte culinarie che facciamo per festeggiare allegramente questa giornata? La Pasqua è sostenibile?


Per rispondere a queste domande, è opportuno verificare la sostenibilità ambientale, sociale ed economica dei principali alimenti utilizzati per i pranzi pasquali, come ad esempio cioccolato, ortaggi e agnello.


La produzione di cacao provoca catastrofici danni ambientali e sociali. In Costa D’Avorio, dove insieme al Ghana si produce il 70% del cacao mondiale, la foresta pluviale si è ridotta dell’80% dal 1960. Qui, la deforestazione sta avvenendo a un ritmo più veloce di qualsiasi altro paese africano, tanto che secondo uno studio di Mighty Earth, se niente cambierà, entro il 2030 la foresta sarà completamente scomparsa. La deforestazione è un problema che non riguarda soltanto i paesi limitrofi, ma l’intero pianeta terra: oltre a provocare degradazione dei suoli, distruzione di interi habitat e morte di specie a rischio di estinzione, infatti, tale fenomeno causa l’aumento di gas serra nell’atmosfera. Questo perché gli alberi, grazie alla fotosintesi, sequestrano enormi quantitativi di CO2. Minore è il numero di alberi, maggiore sarà la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera, con conseguente aumento delle temperature terrestri. Ma i danni ambientali non sono l’unico problema che affligge l’industria del cacao. Secondo il Cocoa Barometer 2018, infatti, oltre 2 milioni di bambini lavorano nelle piantagioni di cacao in Costa d’Avorio e in Ghana. Inoltre, le condizioni di lavoro sono inappropriate e rischiose, in quanto i lavoratori (di ogni età) maneggiano pesticidi senza protezione adeguata, utilizzano attrezzi pericolosi e hanno orari di lavoro prolungati.

Ma quali possono essere le soluzioni per opporsi a tutto questo? Una buona pratica è acquistare prodotti - in questo caso uova di cioccolato - con certificazioni che attestino il rispetto dei criteri di sostenibilità ambientale e sociale, quali ad esempio UTZ, Rainforest (da poco fusa con UTZ) e Fairtrade.


Per quanto riguarda gli ortaggi, il loro impatto può variare molto a seconda delle scelte che facciamo. Per diminuire l’impronta di carbonio, è consigliato acquistare prodotti di stagione. Infatti, i prodotti fuori stagione spesso vengono trasportati da paesi lontani o peggio ancora coltivati in serre riscaldate. Secondo uno studio pubblicato dalla Cambridge University, le emissioni della produzione in serre riscaldate di pomodori fuori stagione, sono maggiori rispetto a quelle legate alla produzione di pomodori coltivati naturalmente e trasportati dalla Spagna all’Inghilterra. In questo caso, quindi, le emissioni dovute al riscaldamento delle serre sono maggiori rispetto a quelle causate dal trasporto. Secondo il WWF, acquistando soltanto prodotti di stagione, si riduce di 8-10 volte l'impatto ambientale legato al consumo di frutta e verdura. Alcuni ortaggi di stagione del nostro territorio, nel periodo di Pasqua, sono gli asparagi, la lattuga, la valeriana, le cime di rapa, gli spinaci, i carciofi, i ravanelli e la rucola.

Meglio ancora se i prodotti di stagione vengono acquistati localmente. Questa scelta non solo aiuta l’economia locale, messa a dura prova dall’emergenza Coronavirus, ma anche l’ambiente, in quanto si riducono le emissioni dovute al trasporto. Spesso, inoltre, il trasporto incide molto sul prezzo finale. Comprare prodotti a Km 0, quindi, giova all’ambiente, alla propria economia e a quella del nostro territorio. Se non si conoscono coltivatori della zona, ci sono diverse applicazioni per individuarli. Un esempio è “Mangio a Km 0”; dopo una semplice iscrizione, basterà inserire il proprio indirizzo per trovare le diverse offerte.

Un’altra scelta ecosostenibile è acquistare alimenti BIO, ovvero cibi per i quali è vietato utilizzare pesticidi e prodotti chimici di sintesi. Molti pesticidi sono tossici sia per l’ambiente che per la salute umana. Il bromometano, ad esempio, utilizzato come fumigante prima di essere bandito, si pensa che sia uno degli agenti causanti del buco dell’ozono. Secondo la FAO, negli Stati Uniti ogni anno 67.000 persone vengono avvelenate dai pesticidi, mentre in Cina 500.000 all’anno, 100.000 dei quali muoiono. Comprare prodotti BIO, quindi, non solo aiuta l’ambiente, ma anche i lavoratori costretti ad utilizzare questi prodotti (spesso senza le giuste protezioni).


Per ultimo, ma certo non per importanza, l’agnello. Oggi la sensibilità nei confronti dell’ambiente e degli animali è sempre maggiore. Dal 2010, in Italia, le macellazioni di agnelli si sono quasi dimezzate. Nonostante questo, i numeri sono ancora molto alti: nel 2020, soltanto in Italia, sono stati macellati 2 milioni e 280 mila agnelli. Secondo uno studio della Environmental Working Group, l’agnello è l’alimento la cui produzione emette il maggior quantitativo di gas serra: 39 kg di CO2 per ogni kg di agnello, seguito dal manzo con 27 kg di CO2. Oltre al fattore ambientale, è sempre più al centro delle discussioni il fattore etico: molti si rifiutano di uccidere e mangiare, in un giorno di pace e amore, un cucciolo con poche settimane di vita. Fa riflettere la testimonianza di Massimo Manni, ex allevatore che ha fondato il santuario per animali Capra Libera Tutti: “Quando ho levato i figli alle madri, queste hanno urlato disperate davanti alla mia porta di casa per una settimana intera. Non sono dei prodotti, sono pur sempre essere viventi, dunque che tu compri dall’allevatore intensivo o dal pastore che ha cento pecore, per l’animale non cambia nulla. La pecora sarà sempre quella che piange e si dispera se le porti via il figlio”. Continua poi sugli agnelli arrivati ai mattatoi: “Non avete idea del pianto di questi animali, sono pianti di cuccioli di venti giorni che chiamano la madre”.


Un altro aspetto molto importante è fare attenzione ai materiali degli imballaggi e delle stoviglie. Per quanto riguarda queste ultime, è consigliato utilizzare piatti, bicchieri e posate lavabili, così da evitare la plastica. Se però gli invitati sono troppi e proprio non si ha voglia di lavare, un’alternativa è l’utilizzo di stoviglie in materiale biodegradabile. Il problema della plastica riguarda anche gli imballaggi (uova di Pasqua comprese); una scelta eco-friendly può essere quella di acquistare prodotti sfusi, da riporre in contenitori o shopper bag di materiale biodegradabile (stoffa, carta o cartone).

Oggi la plastica rappresenta uno dei principali problemi legati all’ambiente, soprattutto a quello marino. Infatti, secondo la Global Plastic Action Partnership, ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani. Inoltre, la piattaforma GPAP stima che, se non verranno intraprese urgentemente azioni collettive, entro il 2050 ci sarà più plastica che pesce negli oceani. Nell’oceano Pacifico si è accumulata, per mezzo delle correnti, un’isola di plastica con un’estensione che oscilla da 1 a 10 milioni di chilometri quadrati - quindi potrebbe essere vasta quanto gli Stati Uniti, ovvero 30 volte l’Italia. Ma ancora più preoccupanti sono le microplastiche, particelle di plastica di dimensioni inferiori al millimetro, generate dalla degradazione delle macroplastiche. Queste finiscono nelle acque e di conseguenza nei pesci di cui ci cibiamo. Secondo una ricerca del Commonwealth Industrial and Scientific Organization, ciascuno di noi ingerisce in media 5 grammi di plastica a settimana (più o meno il peso di una carta di credito). Diminuire l’utilizzo di plastica, quindi, non giova soltanto all’ambiente, ma anche alla nostra salute.


Questi sono soltanto alcuni degli accorgimenti per diminuire il nostro impatto su ambiente, animali, salute e società. È estremamente difficile, quindi, essere totalmente sostenibili nel festeggiare la Pasqua. C’è chi è più sensibile a determinate problematiche, e chi invece ad altre. Se tutti combattessero anche una sola di queste battaglie, rinunciando a dei comfort o cambiando delle piccole abitudini, potremmo realmente contrastare la crisi ambientale e sociale. Nelson Mandela diceva: “Sappiamo cosa deve essere fatto: tutto ciò che manca è la volontà di farlo”. Una giornata di speranza come la Pasqua, potrebbe essere l'occasione per trovare la forza di volontà necessaria per iniziare la #rievoluzione.


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