Transizione ecologica: i terricci per il vivaismo



Siamo nel bel mezzo di una crisi ambientale e climatica senza precedenti. Se non diminuiranno notevolmente le emissioni di gas serra, nel 2028 verrà raggiunto il punto di non ritorno, ovvero l’incremento della temperatura globale di 2°C rispetto al livello dell’epoca preindustriale. Il 2021 sembra essere l’anno della svolta per la lotta al Climate Change: l’Unione Europea destinerà il 30% dei fondi totali per mitigare i cambiamenti climatici, gli USA sono rientrati negli Accordi di Parigi, mentre il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin ha dichiarato che la Cina è disposta a collaborare con la comunità internazionale per contrastare il cambiamento climatico. Anche l’Italia, con il nuovo governo, ha posto particolare attenzione al tema ambientale e climatico; il premier Draghi, infatti, ha istituito il Ministero della Transizione Ecologica.


Larry Fink, il presidente della più grande società di investimento al mondo (BlackRock), ha dichiarato che sempre più investitori puntano sulle aziende ecosostenibili, invitando di conseguenza le società ad adeguarsi. In questa ottica, cosa dovrebbero fare le aziende vivaistiche, molto importanti per il tessuto economico di Pistoia e provincia?


Una svolta fondamentale è senz’altro l’utilizzo di terricci privi di torba (peat-free), materiale organico scarsamente decomposto caratterizzato dall’avere un elevato impatto ambientale. Per estrarre questo materiale, la prima operazione da fare è sempre il drenaggio delle torbiere (ambienti saturi di acqua in cui si accumula la torba), al fine di agevolare l’estrazione, le lavorazioni e il trasporto. Questo processo è uno dei principali motivi per cui, l’estrazione di torba, impatta negativamente l’ambiente. Infatti, il drenaggio espone il carbonio organico, precedentemente situato in un ambiente riducente poiché sommerso dall’acqua, all’azione ossidante dell’ossigeno presente nell’aria. Quando il carbonio organico viene ossidato dall’O2, si forma uno dei gas serra più abbondanti nell’atmosfera: la CO2, anche conosciuta come anidride carbonica.

Gli incendi, inoltre, causano danni per la salute umana, morte di specie a rischio di estinzione, diminuzione di biodiversità e degradazione dei suoli, ovvero perdita di fertilità, fenomeni di erosione - con conseguente aumento di suscettibilità alle inondazioni - e sprofondamento dei suoli. Quest’ultimo fenomeno, quando avviene in zone adiacenti ai mari, può causare l’intrusione di acqua salata con conseguente compromissione delle acque potabili. Secondo il geologo Harold Wanlest dell’Università di Miami, questo fenomeno sta avvenendo in misura talmente elevata nelle Everglades - fonte di acqua potabile per più di 8 milioni di persone - che in circa 30 anni il Sud della Florida avrà perso totalmente l’acqua potabile.


In sostituzione alla torba possono essere utilizzati diversi materiali di scarto. I più adoperati nella composizione di substrati ecosostenibili sono la fibra di cocco e il compost. Secondo il Consorzio Italiano Compostatori, nel 2018 la trasformazione dei rifiuti organici in compost ha contribuito a stoccare nel suolo 600.000 tonnellate di sostanza organica, le quali sarebbero state rilasciate sotto forma di gas qualora i rifiuti fossero stati bruciati negli inceneritori. Presso il Ce.Spe.Vi. di Pistoia vengono testati diversi compost di “qualità” (ovvero FORSU miscelata agli scarti verdi) prodotti nell'impianto di Montespertoli (FI) dalla società Alia, per poi essere utilizzati da diversi vivai pistoiesi.

La fibra di cocco essendo prelevata dalle noci, le quali nascono spontaneamente e costantemente sulle palme, risulta essere un materiale rinnovabile ed ecosostenibile. Inoltre, maggiore sarà la richiesta di fibra di cocco, maggior sarà l’esigenza di piantare nuove palme. Questo rappresenta un beneficio per l’ambiente, poiché le piante catturano CO2, proteggono gli ecosistemi e contrastano l’erosione dei suoli. Tuttavia, alcuni studi recenti sottolineano che l’eccessivo aumento della domanda di fibra di cocco potrebbe avere impatti negativi sull’ecosostenibilità di questo materiale.


Oltre ai benefici ambientali, utilizzare terricci peat-free è conveniente anche dal punto di vista economico. Infatti, i prezzi dei terricci a base di torba sono in continuo aumento. Ciò è dovuto alle numerose campagne di stampo ambientalista, alla natura non rinnovabile di questo materiale, all’esclusione dei terricci contenenti torba dal marchio Ecolabel (marchio europeo che certifica il basso impatto ambientale) e soprattutto alle Carbon Taxes, ovvero tasse sul contenuto di carbonio dei combustibili. Riciclare materiali di scarto, invece, genera benefici economici per le aziende: secondo il Consorzio Italiano Compostatori, nel 2018 la filiera del compost ha permesso di risparmiare fino a 30 milioni di euro. Questo grazie all’abbattimento dei costi di smaltimento, alla riduzione di capitale utilizzato per acquistare terricci e al modesto prezzo del compost (molto meno costoso della torba).


Sebbene i terricci a base di torba abbiano delle caratteristiche chimico-fisiche ottimali, è opportuno ridurne - o ancora meglio evitarne - l’utilizzo, poiché la loro filiera produttiva non è sostenibile né dal punto di vista ambientale né dal punto di vista economico. Molti materiali derivati da scarti di diversa natura presentano buoni parametri qualitativi e possono essere sostituiti, in molti casi, alla torba e agli altri materiali di estrazione. Tuttavia, il substrato “perfetto” da un punto di vista qualitativo, ambientale ed economico non è ancora stato trovato. Pertanto, risulta necessario investire sulla ricerca e sui diversi materiali di scarto, al fine di ottenere una completa transizione ecologica dei terricci per il vivaismo.




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